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Riportiamo l'appello di un gruppo di insegnati dei CTP di Torino a cui il Gruppo Emergency di Torino ha aderito.


Torino, 15 dicembre 2010

Ai CTP di Torino e Provincia
Alle Organizzazioni sindacali
Alle Associazioni dei migranti
Alle Associazioni che lavorano sul territorio
All'ASGI Agli Organi di informazione

Per non essere complici


In breve:
# Il 9 dicembre 2010 è entrato in vigore il D.M. del 4/6/10(1), interpretazione italiana del permesso CE per i richiedenti il soggiorno di lungo periodo.

# Tutti i mesi ed entro 10 giorni dal preavviso ricevuto, ai CTP (i CPIA non esistono ancora), verrà richiesto di certificare con appositi test le competenze linguistiche dei richiedenti permesso inviati dalle Prefetture.

# E' verosimile che circa cinquemila persone in Torino e Provincia si trovino nella condizione di poter richiedere il permesso di lunga durata.

# Le Università in calce al decreto non hanno dato, come enti certificatori, la loro disponibilità a somministrare e valutare i test.

# Nove Regioni hanno espresso motivato parere contrario.


I docenti sottoscrittori:
# Ritengono onerosa e dannosa la certificazione posta in questi termini.

# Ritengono opportuno potenziare le risorse pubbliche esistenti che già operano per integrare e offrire strumenti linguistici e culturali, alfabetizzare, e rilasciare certificati al termine del percorso formativo.

# Chiedono un incontro con le Istituzioni.


Gli insegnanti dei CTP della Provincia di Torino considerano lesive dei diritti fondamentali delle persone le nuove norme indicate nel Decreto Ministeriale 4/6/2010 necessarie per ottenere il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (in vigore dal 9 dicembre 2010) e la prossima introduzione dell'accordo di integrazione per coloro che richiedono, per la prima volta, il permesso di soggiorno.
E' prevista la sottoscrizione da parte di ogni immigrato maggiore di 16 anni di una serie di impegni ciascuno dei quali valutato con un punteggio. Il conseguimento o meno di un punteggio determina la possibilità di rilascio del permesso, il procrastinarsi di un anno, o l'espulsione.
Ritengono le soluzioni proposte contrarie ad una politica finalizzata all'inserimento consapevole e virtuoso delle donne e degli uomini immigrati nella società italiana e nello stesso tempo denunciano come tali proposte determinino uno spreco di denaro pubblico. Per quanto riguarda il permesso di soggiorno di lungo periodo, il decreto prevede che gli esami di accertamento siano effettuati presso i Centri Territoriali per gli Adulti da un'apposita commissione formata da due docenti di italiano e dal Dirigente Scolastico con modalità definite dalle prossime linee guida (Circolare del Ministero dell'Interno n.7589 del 16 novembre 2010). Per fare ciò il personale previsto è composto da insegnanti del CTP che sarebbero però retribuiti, in orario eccedente, dal Ministero degli Interni (come gli Organi di Polizia). Tali insegnanti svolgerebbero le loro mansioni di "accertamento" al di fuori dell'orario di servizio con una conseguente netta separazione tra i percorsi di educazione e formazione tipici dei CTP e un esame di certificazione, che "seleziona" gli immigrati in base agli studi fatti in precedenza e penalizza le persone che per svantaggi sociali ereditati dai propri paesi e confermati in Italia, non hanno potuto acquisire strumenti culturali e linguistici sufficienti. Invece di potenziare le opportunità scolastiche e formative, del tutto insufficienti, nella provincia di Torino, verranno stanziati 500.000 euro per istituire le commissioni "giudicanti". Lo spreco di denaro pubblico è in relazione all'inadeguatezza dello strumento individuato: un esame non produce cultura. Un ulteriore onere sarà ancora più immotivato qualora entrasse in vigore l'Accordo di Integrazione previsto per chi ha diritto di richiedere il permesso di soggiorno. Il permesso di soggiorno, nella vigente Legislazione Italiana, si ottiene attraverso i periodici Decreti Flussi o le Sanatorie, quindi solo avendo un lavoro.
Il meccanismo del permesso di soggiorno a punti ricaccerebbe nella clandestinità e nel lavoro nero, centinaia di migliaia di persone che lavorano con conseguenti minori entrate nelle casse dello stato.

La situazione è evidente:

a) se le commissioni giudicanti riterranno di livello A2 tutti i candidati, lo stanziamento di fondi da parte del Ministero degli Interni risponderebbe solo a finalità politiche (dare l'impressione all'opinione pubblica di controllare e selezionare il fenomeno migratorio) pagate con una "integrazione" dello stipendio per alcuni insegnanti e con un aumento delle mansioni burocratiche delle segreterie.

b) Se le commissioni giudicanti opereranno una selezione oggettiva metteranno i presupposti per lo sviluppo di un rigoglioso mercato: in assenza di un adeguato potenziamento dell'offerta scolastica pubblica molti immigrati saranno vittime di strutture private che venderanno a caro prezzo corsi finalizzati alla preparazione per ottenere il certificato o l'attestato A2.

Il nostro rifiuto a diventare esecutori di norme che non condividiamo non si basa solo su considerazioni economiche ma dal profondo convincimento che ben altri siano i compiti che la Costituzione Italiana chiede a chi insegna.

Basti citare gli articoli 1 e 3 dei principi fondamentali della Costituzione

Art. 1

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Le donne e gli uomini che vengono in Italia da altri paesi lo fanno per lavorare, affermazione avvalorata dal fatto che nella legislazione italiana il permesso di soggiorno è legato al lavoro (situazione che non condividiamo ma che caratterizza lo status dell'immigrato) e quindi sono contemplati pienamente nell'affermazione dell'art.1 che includerebbe anche le lavoratrici e i lavoratori clandestini in quanto giustamente mette l'accento sull'aspetto lavoro.
Che gli immigrati siano in gran parte lavoratori emerge anche dai dati statistici: l'ultimo dossier della Caritas del 2010 afferma che gli immigrati finanziano lo stato italiano con quasi 11 miliardi, fra tasse, contributi, spese di regolarizzazione, contro una spesa inferiore ai 10 miliardi per servizi sanitari, scolastici, giudiziari, servizi che in buona misura si ridistribuiscono anche sugli italiani.

L'art 3 impegna lo Stato Italiano a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno inserimento sociale del cittadino-lavoratore. E' facile comprendere che l'introduzione delle certificazioni per i richiedenti il permesso di lunga durata e la prossima introduzione del "permesso di soggiorno a punti" hanno una filosofia esattamente opposta a quella Costituzionale, in quanto non operano per rimuovere gli ostacoli ma anzi hanno l'effetto di penalizzare ulteriormente i soggetti sociali più deboli che, costretti a esistenze precarie, non hanno potuto studiare.
La scuola deve avere un ruolo fondamentale nel rimuovere gli ostacoli sociali non certo nel sancire, con un esame, la differenza tra chi ha studiato e chi non ha potuto farlo. I CTP e i futuri CPIA sono gli eredi dei Corsi per Adulti e dei Corsi di Alfabetizzazione, le ex "150 ore" nate appunto per permettere l'acquisizione di strumenti culturali e titoli di studio da parte delle lavoratrici e dei lavoratori. Un momento alto di politiche per il diritto allo studio. In Italia, finora, nessuno ha mai pensato di mettere in discussione il Diritto allo studio come un diritto naturale e democratico senza distinzione di razza, colore, condizione sociale.

Il bisogno di percorsi scolastici e formativi per gli adulti, non solo per i migranti, è indubbio come dimostrano i dati statistici veramente disastrosi sul livello di preparazione linguistica, culturale e tecnica in Italia. Gli immigrati sono pienamente consapevoli dell'esigenza di imparare la lingua italiana e di conoscere i diritti ed i doveri di cittadinanza. Il loro bisogno nasce dall'esigenza di padroneggiare gli strumenti necessari per il lavoro e per essere inclusi nel tessuto sociale del nostro paese. La richiesta di imparare o migliorare il proprio italiano, di conoscere il nostro paese, le sue regole e i suoi servizi, di acquisire una professionalità, è un dato oggettivo in considerazione delle decine di migliaia di donne e uomini di altri paesi che hanno frequentato e frequentano i CTP, i corsi di Formazione Professionale, le scuole superiori, fino ad oggi in maniera del tutto volontaria.
Quello che è mancato in questi anni è un serio adeguamento dell'offerta scolastica e formativa di fronte ad una richiesta di formazione della popolazione adulta sempre maggiore.
I CTP, come tutte le scuole italiane, ha subito importanti tagli di fondi e di organico. Una scelta del Governo che va contro i processi di crescita culturale e sociale della popolazione intera e degli immigrati in particolare, in quanto una produttiva politica di inclusione deve necessariamente passare attraverso un potenziamento dei percorsi didattici e formativi.

Infine gli insegnanti del CTP, conoscendo profondamente per motivi professionali il mondo dei migranti, ritengono le modalità di attuazione della certificazione, l'ennesima negativa misura finalizzata ad escludere dalla piena cittadinanza una parte ormai consistente della popolazione che vive in Italia. Sono tanti gli aspetti che oggettivamente fanno percepire agli immigrati la propria diversità, il proprio essere cittadini di una serie "B": permesso di soggiorno legato ad un contratto di lavoro (ormai vera chimera per tutti), il non riconoscimento dei titoli di studio, il reato di clandestinità, le reclusioni "amministrative", l'organizzazione delle umilianti trafile per il rinnovo dei permessi di soggiorno, l'arbitrarietà nella concessione della Cittadinanza Italiana, l'arbitrarietà dei visti turistici per i parenti e tanto altro ancora!

Ora si aggiunge la prospettiva di una sorta di "vita a punti". Che significa ulteriore precarietà in vite già molto precarie.

In conclusione le insegnanti e gli insegnanti dei CTP

1) dichiarano la propria indisponibilità a diventare meri esecutori di norme e pratiche che rendono più precaria la vita dei migranti e, di fatto, tendono ad espellerli dal tessuto sociale.

2) Dichiarano invece la propria totale condivisione qualora venissero individuati seri percorsi linguistici e culturali basati sul riconoscimento di un diritto (allo studio, alla formazione, all'educazione permanente.....) e non su un obbligo.

3) Chiedono siano potenziati i finanziamenti del Ministero dell'Istruzione per aumentare l'offerta di corsi per adulti sia finalizzati all'attestazione di competenze linguistiche sia al conseguimento di titoli di studio.

4) Chiedono alla Prefettura e alle Istituzioni Scolastiche Regionali, di segnalare ai rispettivi Ministeri la negatività delle disposizioni emanate e la richiesta di sospenderne l'attuazione.

5) Chiedono, alle reti scolastiche, alle organizzazioni di migranti, alle associazioni culturali, ai sindacati, di organizzare una forte mobilitazione con momenti di confronto, informazione, formazione e protesta affinché la conoscenza della lingua e della cultura italiana diventino un diritto di cittadinanza e non un momento di esclusione.

6) Chiedono alle forze politiche democratiche di proporre leggi che favoriscano l'accesso allo studio dei migranti attraverso norme incentivanti come, per esempio, potrebbe essere il riconoscimento, in caso di avvenuta disoccupazione, di un percorso di studi ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno oppure la regolarizzazione automatica di un immigrato clandestino che stia contemporaneamente lavorando e seguendo un corso di studi statale.

Avanzi Ennio (CTP Gabelli-TO), Baiocchi Adriana (CTP Drovetti-TO), Benalli Alessandra (CTP Gabelli), Coppo Maria Teresa (CTP Gabelli), Crudo Roberto (CTP Gabelli), De Castelli Luigi (CTP Gabelli), Donatini Enrica (CTP Chieri), Favasuli Angelo (CTP Saba), Gonella Paola (CTP-Gabelli) Manzone Anna (CTP Saba), Marchese Antonello (CTP Gabelli), Passanisi Rosanna (CTP Gabelli), Spanò Graziella (CTP Gabelli), Tarino Paola (CTP Saba), Vottero Maria Teresa (CTP Gabelli)

Sostengono individualmente gli obiettivi del documento:

Marrella Erika (Collettivo Gabelli), Melano Marco (Avvocato ASGI), Ciancio Claudio (docente di Filosofia teoretica dell'Università del Piemonte orientale) Roggero Maria Adele (MEIC), Golzio Giovanna (insegnante del liceo annesso al convitto nazionale) Donna Maria Angela USR Piemonte, Alessandria Adriano (direttivo regionale fiom-cgil) Stramazzo Aljossa, Marchetto Daniela, Marina Eusebi (insegnante MEIC), Elia Margherita (Associazione MEIC) Michela Arnello (Convitto Nazionale Umberto I), Bruna Della valle (volontaria MEIC) Giovanni Amedura (Coop Senza Frontiere)

Iniziative di sostegno in Consiglio Regionale

In Consiglio Regionale Eleonora Artesio (Gruppo: Federazione della Sinistra), Monica Cerutti (Gruppo: Sinistra Ecologia Libertà) e Mercedes Bresso (gruppo: Uniti Per Bresso) hanno presentato un O.d.G. sulla base del testo "Per non essere complici"

Sostengono collettivamente gli obiettivi del documento:

CUB Scuola, , MEIC-Gruppo di Torino, Cooperativa Sociale Senza Frontiere, Gruppo della Federazione della Sinistra in Consiglio Regionale, Segreteria provinciale Sinistra Critica, Federazione Regionale della CUB


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